Quando iniziano a parlare i bambini? Le tappe da conoscere

5 ottobre 2026

Mamma e bambino leggono un libro illustrato, un momento tenero di quando iniziano a parlare i bambini, con gioia e curiosità.

Indice

Quando iniziano a parlare i bambini? La prima parola compare spesso intorno ai 12 mesi, ma il percorso comincia molto prima, con sguardi, gesti, vocalizzi e lallazioni. In questo articolo chiarisco le tappe più comuni, la differenza tra variabilità normale e possibili segnali d’allarme e i comportamenti quotidiani che aiutano davvero lo sviluppo del linguaggio.

Le tappe del linguaggio cambiano da bambino a bambino

  • 6-9 mesi: compaiono le lallazioni come “ba-ba” e “ma-ma”.
  • Intorno ai 12 mesi: molti bambini pronunciano le prime parole con significato.
  • 18-24 mesi: il vocabolario cresce e iniziano le combinazioni di due parole.
  • A 2 anni: l’assenza di parole comprensibili o di combinazioni merita un confronto con il pediatra.
  • Udito e relazione: ascolto, gesti, comprensione e contatto visivo sono importanti quanto le parole.

Illustrazione delle tappe dello sviluppo motorio dei bambini, da 1 giorno a 18 mesi, mostrando quando iniziano a parlare e a muoversi autonomamente.

Le tappe dello sviluppo linguistico nei primi tre anni

Non esiste un giorno preciso in cui tutti i bambini cominciano a parlare. Le età indicate sono riferimenti orientativi, non scadenze da rispettare alla lettera. Io guardo soprattutto alla presenza di progressi continui e alla capacità del bambino di comunicare, anche senza usare ancora molte parole.

Età indicativa Cosa può comparire Che cosa osservare
0-4 mesi Pianto differenziato, vocalizzi, gorgheggi Reagisce alle voci e ai rumori, cerca il volto dell’adulto
4-8 mesi Lallazione, suoni ripetuti come “ba-ba” Varia il tono della voce, sorride, mantiene il contatto visivo
9-12 mesi Gesti intenzionali e prime parole possibili Indica, saluta, comprende richieste semplici e risponde al nome
12-18 mesi Prime parole con significato Usa parole o gesti per chiedere, indicare e condividere interesse
18-24 mesi Aumento del vocabolario e prime frasi di due parole Comprende molto più di quanto riesca a dire e combina parole come “mamma acqua”
24-36 mesi Frasi più lunghe e linguaggio progressivamente comprensibile Racconta, fa domande e viene capito sempre meglio anche da persone esterne alla famiglia

La lallazione non è ancora linguaggio vero e proprio, anche quando sembra imitare “mamma” o “papà”. Diventa una parola quando il suono viene usato in modo stabile e con un significato, per esempio quando “pappa” indica davvero il cibo.

Secondo le indicazioni dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la comprensione e la comunicazione gestuale procedono insieme alla produzione verbale. Per questo un bambino che parla poco, ma indica, guarda, comprende e cerca lo scambio, presenta un quadro diverso da uno che non reagisce ai suoni o non comunica intenzionalmente.

La prima parola conta, ma non racconta tutto

Molti genitori aspettano “mamma” o “papà” come se quella parola segnasse l’inizio improvviso del linguaggio. In realtà il bambino costruisce questa abilità attraverso mesi di ascolto e interazione. Prima impara a distinguere le voci, riconoscere le intonazioni, imitare i suoni e collegare una parola a una persona o a un oggetto.

È normale che le prime parole siano semplificate. “Ba” può significare palla, “au” cane e “pappa” può indicare sia il pasto sia il desiderio di mangiare. Non giudico la pronuncia come farei con quella di un adulto: nei primi anni conta soprattutto l’intenzione comunicativa e il fatto che il bambino faccia progressi.

Comprendere viene spesso prima di parlare

Un bambino può capire molte parole prima di riuscire a pronunciarle. Se porta le scarpe quando gliele chiediamo, cerca un oggetto nominato o esegue una consegna semplice, sta già sviluppando competenze linguistiche importanti, anche se il suo vocabolario espressivo è ancora ridotto.

Tra i 18 e i 24 mesi il ritmo può cambiare rapidamente. Alcuni bambini aggiungono poche parole alla volta, altri attraversano una fase di crescita molto veloce del vocabolario. Il confronto con i coetanei è utile solo fino a un certo punto, perché la traiettoria individuale è più significativa del numero preciso raggiunto in una singola settimana.

Cosa può influenzare i tempi del linguaggio

Lo sviluppo dipende da diversi fattori. Le esperienze di relazione, l’udito, la maturazione neurologica, la storia di nascita, il temperamento e la quantità di scambi quotidiani possono incidere sul ritmo con cui compaiono le parole.

  • Udito: otiti ricorrenti o una riduzione uditiva possono rendere più difficile distinguere e imitare i suoni.
  • Prematurità: nei bambini nati prematuri il pediatra può valutare le tappe usando l’età corretta, soprattutto nei primi anni.
  • Bilinguismo: crescere con due lingue non causa di per sé un disturbo. Le parole delle due lingue vanno considerate insieme.
  • Comunicazione familiare: conversazioni, gioco condiviso e lettura offrono occasioni concrete per capire e usare le parole.
  • Sviluppo generale: linguaggio, gioco, motricità e relazione vanno osservati nel loro insieme, non isolatamente.

Un errore frequente è pensare che un bambino bilingue debba parlare una sola lingua per essere valutato correttamente. Anche il silenzio prolungato non va spiegato automaticamente con la timidezza o con il fatto che “in famiglia lo capiscono già”: la comprensione dei genitori non sostituisce la comunicazione verbale.

Allo stesso tempo, non è utile trasformare ogni differenza in un problema. Come ricorda Uppa, le tappe hanno un’ampia variabilità individuale. Quello che mi sembra davvero importante è verificare se il bambino continua ad acquisire nuove competenze oppure se resta fermo o perde abilità già presenti.

Come favorire le prime parole nella vita quotidiana

Per stimolare il linguaggio non servono schede, esercizi rigidi o domande continue. Funziona meglio parlare durante attività reali, lasciando al bambino il tempo di guardare, ascoltare, provare e rispondere.

Parlare seguendo ciò che interessa al bambino

Se sta osservando una macchina, posso dire “macchina rossa”, “la macchina corre” o “senti il rumore”. Questo linguaggio breve e collegato all’esperienza è più utile di una serie di parole pronunciate senza un contesto. L’obiettivo è offrire modelli semplici e ripetuti, senza obbligare il bambino a ripeterli.

Leggere, cantare e aspettare la risposta

Durante la lettura condivisa non è necessario terminare ogni pagina. Si può indicare un’immagine, nominarla, fare una pausa e osservare se il bambino guarda, vocalizza o indica. Anche una risposta non verbale è una vera forma di partecipazione.

Canzoncine, filastrocche e giochi a turno aiutano perché hanno ritmo e ripetizione. Io eviterei però di correggere ogni suono: se il bambino dice “tato” per gatto, è più naturale rispondere “sì, il gatto” e continuare il gioco, invece di interrompere la comunicazione.

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Limitare ciò che sostituisce lo scambio

Televisione, video e applicazioni non possono rimpiazzare una conversazione con un adulto. Il problema non è solo il tempo davanti allo schermo, ma ciò che quel tempo sottrae a sguardi, turni comunicativi e gioco condiviso. Per imparare a parlare, il bambino deve poter ascoltare una voce e ricevere una risposta collegata alle sue azioni.

Quando è meglio parlarne con il pediatra

Un singolo ritardo non permette di formulare una diagnosi, ma alcuni segnali meritano una valutazione senza aspettare troppo. Il pediatra può controllare lo sviluppo generale, verificare l’udito e, se necessario, proporre una valutazione logopedica o neuropsichiatrica infantile.

  • A 6-9 mesi non compaiono vocalizzi o il bambino non reagisce ai suoni.
  • Intorno ai 12 mesi non usa gesti comunicativi, non indica e non sembra comprendere semplici parole.
  • Tra 16 e 18 mesi non usa parole con significato o non mostra alcuna evoluzione.
  • A 24 mesi non combina due parole, utilizza pochissime parole comprensibili o non comprende richieste semplici.
  • A qualunque età perde parole, gesti o abilità comunicative che aveva già acquisito.

La perdita di competenze è diversa dal semplice sviluppo lento e richiede un contatto tempestivo con il medico. Anche l’assenza di risposta ai suoni, il contatto visivo molto scarso o una difficoltà marcata a condividere l’attenzione meritano di essere segnalati.

Chiedere un parere non significa applicare un’etichetta al bambino. Una valutazione precoce serve a capire che cosa sta rallentando il percorso e se siano utili controlli dell’udito, indicazioni per la famiglia o un supporto specialistico. Spesso l’intervento più efficace consiste proprio nel sapere come comunicare meglio durante le attività quotidiane.

Il segnale più utile da osservare giorno dopo giorno

Per capire se il linguaggio sta maturando, non conterei soltanto le parole. Osserverei se il bambino cerca lo sguardo, indica ciò che desidera, comprende messaggi semplici, imita suoni e gesti e prova a coinvolgere l’adulto. La comunicazione nasce prima delle frasi e ogni nuova forma di scambio è un passo avanti.

Le prime parole arrivano spesso intorno all’anno, le combinazioni di due parole tra 18 e 24 mesi e una maggiore comprensibilità cresce durante il terzo anno. Se il percorso appare fermo, se l’udito lascia dubbi o se compare una regressione, parlarne presto con il pediatra è la scelta più prudente e concreta.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

La lallazione compare spesso tra 6 e 9 mesi. Una parola ha valore comunicativo quando il bambino usa stabilmente un suono con un significato preciso, come pappa per indicare il cibo. Le prime parole comprensibili compaiono spesso intorno ai 12 mesi, ma i tempi possono variare.

In questa fase il vocabolario tende a crescere e possono comparire combinazioni di due parole, come mamma acqua. È utile osservare anche la comprensione, i gesti, l’indicazione e la capacità di coinvolgere l’adulto, perché un bambino può capire molto più di quanto riesca a dire.

Crescere con due lingue non causa di per sé un disturbo: nel valutare il vocabolario bisogna considerare le parole usate in entrambe. Nei bambini nati prematuri il pediatra può usare l’età corretta per interpretare le tappe, soprattutto nei primi anni.

È consigliabile parlarne con il pediatra se tra 6 e 9 mesi non compaiono vocalizzi o il bambino non reagisce ai suoni, se intorno ai 12 mesi non usa gesti comunicativi, se tra 16 e 18 mesi non usa parole con significato o se a 24 mesi non combina due parole e non comprende richieste semplici. La perdita di parole, gesti o abilità già acquisite richiede un contatto tempestivo.

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linguaggio udito prematurità lallazione bilinguismo

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Luna Orlando

Luna Orlando

Mi chiamo Luna Orlando e ho tre anni di esperienza nel campo del benessere, della salute, dell'estetica e della prevenzione. La mia passione per questi temi è nata da un interesse personale per uno stile di vita sano e per la cura di sé. Mi piace esplorare come piccoli cambiamenti quotidiani possano avere un grande impatto sulla nostra salute e sul nostro aspetto, e cerco sempre di offrire informazioni chiare e pratiche ai lettori. Nel mio lavoro, mi impegno a verificare le fonti e a confrontare le informazioni per garantire che ciò che condivido sia utile e aggiornato. Scrivo su argomenti che spaziano dalla nutrizione alla cura della pelle, passando per strategie di prevenzione e benessere mentale. Il mio obiettivo è semplificare concetti complessi, rendendoli accessibili a tutti, affinché ogni lettore possa trovare risposte e ispirazione per migliorare il proprio benessere.

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