Una gola che brucia, fa male quando deglutisci e magari arriva insieme a raffreddore o stanchezza può preoccupare ancora di più durante la gestazione. Il mal di gola in gravidanza è spesso legato a un’infezione virale e si risolve in pochi giorni, ma febbre, disidratazione e farmaci scelti senza criterio meritano attenzione. Qui raccolgo rimedi pratici, opzioni generalmente compatibili e segnali che richiedono il parere del medico.
Le indicazioni essenziali per stare meglio senza rischi inutili
- Rimedi semplici come liquidi, gargarismi tiepidi, miele e riposo sono il primo passo.
- Paracetamolo può essere utilizzato se necessario, alla dose minima efficace e per il minor tempo possibile.
- Ibuprofene, aspirina e prodotti combinati non vanno assunti autonomamente durante la gravidanza.
- Febbre di 38 °C o più, difficoltà respiratoria o impossibilità a deglutire richiedono un contatto medico.
- Antibiotici e pastiglie medicamentose devono essere scelti in base alla causa e alla formulazione.
Prima di curarlo, riconosci il tipo di infiammazione
La faringite, cioè l’infiammazione della parte posteriore della gola, è nella maggior parte dei casi di origine virale. Raffreddore, naso chiuso, tosse lieve, voce roca e stanchezza fanno pensare a un’infezione respiratoria comune, che spesso migliora spontaneamente entro circa una settimana. ISSalute indica proprio i virus come causa frequente delle forme acute.
| Possibile causa | Segnali frequenti | Cosa fare |
|---|---|---|
| Virus | Gola irritata, tosse, naso chiuso, malessere | Riposo, idratazione e controllo dei sintomi |
| Batteri | Dolore intenso improvviso, febbre, placche, linfonodi gonfi, poca tosse | Valutazione medica ed eventuale tampone |
| Reflusso o allergia | Bruciore, raucedine, tosse secca, assenza di febbre | Intervenire sulla causa, non solo sul dolore |
La presenza di placche non dimostra da sola che serva un antibiotico. Anche un’infezione batterica deve essere valutata da un professionista, perché la terapia dipende dal quadro clinico e, quando indicato, dal risultato di un tampone.
I rimedi più sicuri da provare a casa

Quando i sintomi sono lievi, io partirei sempre dalle misure più semplici. Bere spesso a piccoli sorsi mantiene umide le mucose e aiuta a evitare la disidratazione, soprattutto se deglutire è fastidioso.
- Liquidi tiepidi, come acqua, brodo o una bevanda non troppo calda.
- Gargarismi con acqua tiepida e sale, senza ingerire la soluzione.
- Un cucchiaino di miele può dare sollievo alla sensazione di irritazione; in caso di diabete gestazionale va considerato nel conteggio degli zuccheri.
- Umidificare l’ambiente e arieggiare la stanza, evitando però il fumo.
- Lavaggi nasali con soluzione fisiologica se il dolore è associato a naso chiuso o secrezioni.
Il miele non cura l’infezione, ma può ridurre temporaneamente tosse e bruciore. Lo stesso vale per le tisane: sceglierei preparazioni semplici e non miscele concentrate di erbe o oli essenziali, perché “naturale” non significa automaticamente sicuro in gravidanza.
Meglio evitare inalazioni con acqua bollente, suffumigi troppo caldi e prodotti balsamici molto concentrati. Il beneficio è incerto, mentre il rischio di ustioni o irritazione delle vie respiratorie è concreto.
Farmaci in gravidanza, cosa può aiutare e cosa evitare
Se il dolore o la febbre impediscono di riposare, il paracetamolo è generalmente l’analgesico di riferimento in gravidanza quando clinicamente necessario. AIFA raccomanda di usarlo alla dose efficace più bassa, per il periodo più breve possibile e senza sommarlo ad altri prodotti che lo contengono.
Questo dettaglio è importante perché molti preparati contro raffreddore e influenza sono combinati. Prima di assumere uno sciroppo o una bustina, controlla sempre il principio attivo e chiedi consiglio al farmacista, indicando settimana di gravidanza, eventuali patologie e altri farmaci.
Non inizierei autonomamente antinfiammatori come ibuprofene, ketoprofene o acido acetilsalicilico. In particolare, questi farmaci sono da evitare nel terzo trimestre, salvo diversa prescrizione specialistica per indicazioni precise. Anche i decongestionanti con pseudoefedrina o fenilefrina non sono una scelta da fare senza parere medico.
Pastiglie, spray e collutori possono contenere anestetici locali, antisettici o antinfiammatori. Alcune formulazioni possono essere valutate, ma non sono tutte equivalenti: leggere soltanto la scritta “per il mal di gola” non basta. Il farmacista o il medico può verificare la composizione più adatta alla gestazione.
L’antibiotico serve soltanto quando il medico sospetta o conferma un’infezione batterica. Usarlo “per sicurezza” non accorcia una faringite virale e può provocare effetti indesiderati, oltre a favorire resistenze.
Quando è meglio chiamare il medico
Durante la gravidanza contatterei il medico o l’ostetrica se compare una temperatura di 38 °C o superiore, soprattutto se associata a brividi, forte stanchezza, dolori muscolari o tosse importante. La febbre può dipendere da un’infezione comune, ma va valutata per capire se sono necessari controlli o una terapia.
Serve un parere anche quando il dolore non migliora dopo 3-4 giorni, dura oltre una settimana, peggiora rapidamente oppure rende difficile bere e alimentarsi. Lo stesso vale per placche diffuse, dolore molto più intenso da un solo lato, linfonodi molto gonfi, eruzione cutanea o sintomi influenzali marcati.
- Chiama il 112 o vai al pronto soccorso se hai difficoltà a respirare, non riesci a deglutire la saliva, hai una voce molto alterata o un gonfiore rapido della gola.
- Contatta rapidamente un professionista se urini poco, hai urine molto scure, capogiri o non riesci a trattenere i liquidi.
- Chiedi indicazioni tempestive se sospetti influenza o COVID-19, perché in gravidanza la valutazione precoce può influenzare le opzioni di trattamento.
Prima della telefonata annoterei temperatura, durata dei sintomi, settimana di gestazione e medicinali già assunti. Sono informazioni semplici, ma aiutano il professionista a decidere più rapidamente se basta l’autocura o se occorre una visita.
Una regola pratica per proteggere te e il bambino
Un episodio lieve, senza febbre e con sintomi da raffreddamento, di solito si può gestire con riposo, liquidi e rimedi locali prudenti. La priorità non è eliminare ogni fastidio con molti prodotti, ma scegliere il minimo intervento efficace e osservare l’evoluzione giorno dopo giorno.
Se compaiono febbre, difficoltà a bere o respirare, oppure il disturbo non segue un miglioramento chiaro, è il momento di chiedere aiuto. In gravidanza la prudenza migliore non è rinunciare a ogni cura, ma usare trattamenti verificati, evitando il fai da te e comunicando sempre al medico o al farmacista di essere in gestazione.